A causa della mancanza di una gestione digitalizzata, l’utilizzo dei supporti di carico riutilizzabili comporta oggi costi elevati che riguardano principalmente le spese in conto capitale e le spese per il personale.
I supporti di carico riutilizzabili e le scaffalature, sono presenti in quasi tutte le aziende. Vengono utilizzati ovunque si debbano spostare o immagazzinare oggetti in modo efficiente e sicuro. Solo in Europa se ne contano più di cinque miliardi. Ogni azienda che li utilizza deve occuparsi della loro gestione e tenere sotto controllo le scorte, i requisiti e i flussi di quantità.
Tuttavia, poiché supporti di carico riutilizzabili sono solo un mezzo per raggiungere un fine, che implica speciali processi operativi e informativi, oggi esistono numerose inefficienze in questo ambito. Tra queste, i notevoli costi di manodopera, gli elevati costi di capitale impegnato e le perdite dovute a rotture e resi.
Oltre a queste inefficienze economiche, la pratica attuale ha anche un impatto ecologico: si continuano ad utilizzare soluzioni monouso, si producono troppi supporti di carico ex novo e i vuoti vengono trasportati su lunghe distanze. La maggior parte delle aziende è consapevole di queste inefficienze ma riesce risolverle solo con un notevole sforzo, non avendo a disposizione strumenti informatici adeguati.
I sistemi manuali utilizzati non sono generalmente in grado di gestire i numeri di serie univoci dei supporti di carico, essenziali per ottenere cifre chiave precise, o di automatizzare il processo di coordinamento con le aziende partner.
Al contrario, sono costituiti da semplici tabelle, da cui i dipendenti devono trarre manualmente le decisioni. Inoltre, il funzionamento è tutt’altro che intuitivo e richiede la formazione dei dipendenti.

L’importanza degli oggetti riutilizzabili nel B2B
Gli oggetti riutilizzabili nel B2B noti anche come supporti di carico, ausili di carico, imballaggi o ausili di trasporto, a seconda del settore – sono un elemento centrale delle catene di fornitura globali.
Si stima che in Europa ci siano 5 miliardi di oggetti riutilizzabili, tra cui circa 650 milioni di europallet.
Ipotizzando un valore prudenziale medio di 50 euro per oggetto riutilizzabile, ciò si traduce in un impegno di capitale di 250 miliardi di euro. Come detto in precedenza, la maggior parte delle aziende li considera solo un mezzo per raggiungere un fine e li gestisce manualmente (se non altro).
Tuttavia, l’importanza della gestione degli articoli riutilizzabili aumenterà notevolmente in futuro a causa dei vincoli normativi. Il PPWR (acronimo di Packaging and Packaging Waste Regulation) previsto dall’Unione Europea è un elemento chiave in questo senso. Attualmente è in fase di adozione e si prevede che dovrà essere attuato dalle aziende di produzione, logistica e vendita al dettaglio entro il 2030.
Esso prevede requisiti come, ad esempio:
- la sostituzione degli imballaggi monouso con imballaggi riutilizzabili
- l’etichettatura obbligatoria
- la partecipazione obbligatoria ai programmi di raccolta
- la tracciabilità obbligatoria
- l’obbligo di presentare relazioni dettagliate che includano indicatori di sostenibilità.

I costi di gestione
A causa della mancanza di una gestione digitalizzata degli oggetti riutilizzabili, il loro utilizzo comporta oggi costi elevati che riguardano le spese in conto capitale e le spese per il personale. Le prime consistono, a loro volta, volta nell’impegno di capitale e nei successivi acquisti.
L’impegno di capitale è trascurato da molte aziende, ma è spesso il fattore di costo maggiore quando si utilizzano imballaggi a rendere poiché comprende i costi di ammortamento, quelli di stoccaggio e un eventuale sovradimensionamento delle giacenze causato dalla “dispersione” dei supporti lungo la filiera, su cui, spesso, manca visibilità.
I costi del personale dipendono dalle attività manuali connesse alla gestione manuale dei supporti, come, per esempio, la creazione di ricevute cartacee, fatturazione e raccolta di reclami per articoli riutilizzabili smarriti, acquisto di articoli riutilizzabili. Tutte queste attività associate alla gestione supporti di carico riutilizzabili rappresentano circa il 2% dei costi del personale logistico.
Con circa 12 milioni di dipendenti del settore logistico in Europa, ciò corrisponde a 240.000 FTE (Full time equivalent). In molte aziende, i costi associati all’uso di imballaggi riutilizzabili non vengono registrati per mancanza di dati adeguati e quindi non vengono analizzati.
Spesso, se non addirittura sempre, vengono calcolati solo i costi post-acquisto, ma non gli altri fattori di costo.

I vantaggi della digitalizzazione
Questi costi possono essere ridotti grazie alla digitalizzazione. Le due leve più importanti riguardano:
- La creazione di trasparenza per ridurre l’impegno di capitale e le differenze inventariali
- L’automazione dei processi manuali per ridurre i costi di manodopera
Una soluzione arriva dal software sviluppato dalla società Logistikbude di Dortmund, start up basata sui principi sviluppati dal Fraunhofer IML. Logistikbude è un software utilizzabile per la gestione di tutti i supporti riutilizzabili nella produzione, nella vendita al dettaglio e nella logistica.
La soluzione consiste in una maschera web, un’applicazione e varie interfacce; si tratta di un software web-based indipendente dal supporto e in grado di monitorare sia gli asset di proprietà, sia i processi di scambio in pool aperti.
Consente la gestione dell’intero flusso di lavoro, dalla generazione di etichette univoche da applicare i supporti alla tracciabilità tramite un’app di scansione, fino al file digitale del vettore di carico in cui viene memorizzata la storia dei pallet. I dati chiave più importanti sono sempre visibili tramite il sito web e, opzionalmente, è possibile collegare sensori IoT. Oltre a generare dati, il software elabora in tempo reale le informazioni, ad esempio le scorte, i saldi, le differenze inventariali, e si coordina con clienti e fornitori.
I dati provenienti dai sistemi dei clienti vengono ricevuti tramite interfacce e combinati con la tecnologia (app e web) e con le soluzioni dei partner, come l’IoT. Il coordinamento con i partner, ossia clienti, fornitori di servizi e fornitori, è quindi totalmente automatizzato. Possono approvare o correggere le prenotazioni, creare le proprie prenotazioni e ordinare i rifornimenti senza effettuare il login.
I supporti vengono gestiti tramite un’app collegata con la quale viene documentato lo scambio o tramite l’inserimento nella maschera web. In alternativa, è anche possibile importare le prenotazioni dai sistemi master (ad esempio TMS, WMS o ERP) tramite importazione CSV o interfaccia nella piattaforma.
Da qui, la riconciliazione dei conti avviene in modo completamente automatico, generando conti dalle singole prenotazioni e inviando un link al partner di scambio. Attraverso questo link, gli utenti possono confermare o correggere le prenotazioni, caricare le proprie ricevute e creare transazioni.

Vantaggi per il cliente
Chi decide di adottare una gestione digitalizzata di questo processo, potrebbe ottenere una riduzione fino all’80% delle differenze inventariali, grazie alla trasparenza dei processi, e del 50% dei costi di manodopera in virtù dell’automazione dei processi di riconciliazione e delle notifiche.
Il tutto, nel caso specifico dell’adozione del software Logistikbude, con un ROI (ritorno sull’investimento), solitamente inferiore a sei mesi. Oltre ai vantaggi economici, la digitalizzazione del processo porterebbe a una semplificazione delle attività e quindi a un rapido onboarding dei dipendenti, all’anticipazione dei requisiti delle prossime normative UE (PPWR), grazie alla visibilità garantita lungo la filiera e un’apertura alla tecnologia di serializzazione (in arrivo per gli europallet) e all’IoT.
La digitalizzazione degli articoli riutilizzabili contribuisce anche alla sostenibilità, riducendo l’acquisto di questi e favorendo il loro impiego rispetto all’ usa e getta.
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